31 luglio 2011

Due passi a Bellosguardo





30 luglio 2011

Boghezio sulla strage in Norvegia ovvero una riflessione sugli ideali e sulle azioni compiute in nome di tali ideali

Grande clamore e scandalo ha suscitato l'intervista di qualche giorno fa rilasciata da Borghezio alla trasmissione La Zanzara su Radio24. Ecco un video dell'intervista:


Vorrei prendere spunto da questa vicenda per fare una riflessione più generale sulle idee (o ideologie) e sulle azioni che vengono fatte in nome di tali idee. E sull'ipocrisia imperante.
Prima però devo puntualizzare quello che penso di Borghezio, perchè non vorrei che qualcuno che leggesse distrattamente pensi che stia dalla sua parte. Borghezio è un razzista e fascista. Il mio disaccordo nei confronti delle sue idee è totale.
Detto questo trovo altamente ipocrita l'atteggiamento dei giornalisti di quel programma radiofonico che prima chiamano Borghezio per farsi dare un'opinione sugli attentati di Oslo, sperando ovviamente che dicesse qualcosa tale da creare polemiche (l'intervista è al limite della circonvenzione di incapace, con Borghezio che fa la parte dell'incapace), con il chiaro scopo di fare pubblicità alla trasmissione (che non è il massimo dell'etica visto che si sta parlando di decine e decine di morti), per poi fare le verginelle scandalizzate, quando il leghista fa il loro gioco. Altrettanto ipocrita è la Lega che lo sospende, perchè in fondo le idee di Borghezio sono quelle della Lega (e di miriadi di altri partiti razzisti-populisti a giro per l'Europa).
Non solo. Quello che trovo sconcertante è che non si contestino a Borghezio le idee in sè (idee che sono le stesse che esprime da sempre, alla fine è semplicemente stato coerente), ma che siano le stesse di un folle che ha fatto una strage. Magari su due piedi il concetto può sfuggire, ma secondo me è un principio fondamentale. Il giudizio su un'idea, se sia giusta o sbagliata, deve dipendere unicamente dalle valutazioni fatte sull'idea stessa e non da chi la esprime o se ne fa portatore, nè in base alle azioni che vengono fatte in nome di tale idea. Rifletteteci. Bisogna giudicare le (riprovevoli) idee di Borghezio per quello che sono e non perchè in nome di esse è stato fatto un attentato. 
Sarebbe come giudicare l'Islam in base all'11 Settembre o il Comunismo in base ai Gulag (non che abbia dei totalitarismi o delle religioni un'opinione molto superiore di quelle nei confronti del razzismo borgheziano). Sarebbe come giudicare gli indipendentisti ceceni dal massacro di Beslan. Sarebbe come giudicare la Resistenza in base alle esecuzioni sommarie fatte dai partigiani. Sarebbe come dire che un giusto ideale possa essere infangato dal gesto di qualcuno che dice di agire in nome di tale idea. Sarebbe come dire che non sia possibile che pessime persone abbiano buoni ideali o viceversa.

28 luglio 2011

Malattia rara


27 luglio 2011

Road Trip Fluviale

Qualche tempo fa avevo pensato ad un giro in macchina tra il Belgio e la Germania lungo i principali fiumi della zona. Ormai l'estate è arrivata e il viaggio di qualche giorno sta prendendo forma. 
Partenza ed arrivo da Namur alla confluenza tra la Sambre e la Mosa. E dopo la Mosa in Belgio, costeggiare la Sûre e l'Alzette in Lussemburgo, poi la Saar in Germania per dirigersi verso il Reno. Seguire il Reno da Bingen a Coblenza che sorge alla confluenza con la Mosella che, con le sue anse e i suoi vigneti, porta fino a Trier. Da lì risalire nella regione dell'Eifel e poi rientrare in Belgio in direzione Roche-en-Ardenne, dove incontrare la Ourthe che porta fino a Liegi dove sfocia di nuovo nella Mosa. L'ultimo tratto seguendo la Mosa da Liegi per tornare a Namur.

Alcune immagini pescate su internet:



Questo è grossomodo il percorso:

26 luglio 2011

Völklinger Hütte

Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
Un posto così brutto da essere bello.

16 luglio 2011

Intervallo pt.10


13 luglio 2011

Un libro

Cos'è un libro? Una storia o una tesi argomentata? Una sequenza di caratteri e punteggiatura?
 
No! Un libro è l'oggetto fatto di pagine di carta e inchiostro. Un libro è il modo in cui lo tieni in mano, lo tocchi, lo accarezzi e lo soppesi. Un libro è il suo peso e il suo spessore. Un libro è il suono che producono le pagine che sfogli mentre lo leggi. Un libro è l'odore della carta di cui è fatto. Un libro è il modo in cui è rilegato e il colore della sua copertina. Un libro è l'ingiallimento delle sue pagine. Un libro è il tipo di segnalibro che usi quando interrompi la lettura. Un libro è il posto in cui lo metti nella libreria. Un libro è il modo con cui lo metti nella libreria. Un libro è il modo in cui la sua costola si inserisce tra le altre costole.
 
Come? Il futuro è fatto di bit e di schermi su cui scorrere una sequenza di caratteri e punteggiatura? Allora io continuerò a leggere nel passato.

9 luglio 2011

Tu andrai ad Harvard e diventerai un dottore

Mio secondo video su Youtube.

7 luglio 2011

Ingegneri e galline

Tempo fa, sulla rivista della più importante associazione di ingegneri elettronici, mi sono imbattuto in un articolo piuttosto singolare (spero di non averne già fatto un post al riguardo in passato, adesso mi viene il dubbio, maledetta memoria).
Il titolo era (traduco dall'inglese per semplicità):
Quando i polli attaccano
Un sistema computerizzato è in grado di dire quando le galline hanno l'omicidio in testa

3 luglio 2011

La Semois e Bouillon

Qualche settimana fa ho scoperto che in Belgio c'è Bouillon, in italiano Buglione, e che quindi Goffredo di Buglione era belga, anche se in realtà il Belgio nell'anno 1000 non esisteva (in realtà anche oggi ho dei dubbi sulla sua esistenza). In più non è che se mi fosse stato chiesto di parlare di Goffredo di Buglione sarei stato in grado di dire molto di più di "è stato un cavaliere medievale", ma tant'è che la cosa mi ha incuriosito e ho deciso di andare a farci una girata appena il tempo, sia libero che atmosferico, me lo avesse consentito. Ci sono andato questo sabato, dopo aver consultato la guida verde del TCI Belgio Lussemburgo e la cartina rossa Michelin Benelux per decidere che strada fare e per capire se ci fosse qualcos'altro da vedere nei dintorni.
Bouillon si trova sulle Ardenne, nel sud del Belgio, non lontano dal confine con la Francia, nella provincia del Lussemburgo (che non è solo il nome di uno stato e della sua capitale, ma una zona geografica e quindi c'è anche il Lussemburgo belga). L'idea è quella di prendere l'autostrada E411, che collega Bruxelles a Lussemburgo (la città, questa volta), ed uscire all'altezza di Tellin per prendere la N899, bordata di verde (percorso pittoresco) sulla mia mappa.
Parto di casa con la mia fedele Corsa blu verso le dieci di mattina, dopo essermi preparato il pranzo a sacco da portarmi dietro. Quando sono a pochi kilometri dall'uscita che mi ero prefissato, scorgo sulla destra dell'autostrada un castello e, nello stesso momento, un'uscita. Prendo la palla al balzo ed esco per andarlo a vedere da vicino. Immediatamente mi rendo conto di un piccolo problema. All'uscita dell'autostrada non corrisponde un'entrata (in Belgio cose assurde del genere sono la normalità). Impreco. Mi fermo a controllare la cartina e mi rendo conto che l'entrata successiva non è molto lontano, quindi niente di grave.
Il castello di Lavaux-Sainte-Anne, costruito a cavallo tra il XV e XVI secolo, è circondato da un piccolo fossato d'acqua (che mi riesce difficile credere potesse spaventare qualunque assalitore) e da quattro torrioni circolari. L'ingresso è a pagamento quindi rinuncio, considerando anche che l'obiettivo di giornata è altro.

Château de Lavaux-Sainte-Anne

Dopo aver trovato l'entrata dell'autostrada, la percorro ancora per pochi kilometri prima di trovare la mia uscita. La N899 è una strada secondaria che attraversa paesini, boschi e campagne. Lungo il percorso le mucche superano numericamente di gran lunga i cristiani.

Il grigio ed il verde dominano i paesaggi di questa parte di Belgio. E le mucche anche dominano.

La strada è piacevole sia alla guida, curve non troppo aspre e saliscendi, che alla vista. Il paese più grosso che incontro è Paliseul, cinquemila abitanti secondo Wikipedia e l'unico con una stazione ferroviaria. Proprio di fronte alla stazione, nella piazza dove mi fermo a consultare la cartina, c'è una taverne il cui proprietario (suppongo) è indaffarato a cuocere un porcello su una specie di grosso girarrosto da barbecue. Lascio la N899 a Menuchenet che, da quel che ho potuto vedere, consiste in una rotonda e un paio di edifici abbandonati e prendo la N819, ma dopo poco svolto a sinistra in direzione di Botassart su una strada ancora più secondaria. Percorrendo per qualche kilometro stradine di campagna e superati i villaggi di Ucimont e lo stesso Botassart arrivo a Le Tombeau du Géant, dove incontro per la prima volta la Semois, il fiume che mi accompagnerà costantemente per il resto della giornata. La "tomba del gigante" è un costone roccioso ricoperto e circondato da verdi foreste formato da un'ansa della Semois. Il panorama è molto bello e si può godere da un'altura antistante.

Le Tombeau du Géant

La tranqullità del posto ispirerebbe naturalmente la riflessione e la meditazione. Peccato che insieme a me arriva un gruppo di belgi schiamazzanti di cui uno, un ragazzo piuttosto in carne con gonnellino da hawaiana, che si mette a farsi fotografare con le mucche e a declamare non so che cosa con un libro in mano. Quindi riparto e, visto che la strada è senza fondo, faccio lo stesso percorso indietro fino alla N819 che prendo in direzione opposta da dove ero venuto, verso Rochehaut. Anche questo è un percorso molto piacevole. La strada attraversa un bosco di alberi dall'alto fusto spoglio con le foglie che rivestono solamente la parte superiore, dove c'è più luce. Un basso muretto di pietra fa da guardrail e sul ciglio esterno sono piantati (almeno immagino che lo siano visto che sono diversi dagli altri alberi circostanti) alcuni alberi che fanno sembrare la strada un viale in un bosco.
Quando gli alberi si diradano e il paesaggio si apre arrivo, a Rochehaut, paesino "di villeggiatura" di poche centinaia di abitanti, da cui si gode un famoso (almeno secondo la mia guida) panorama. La vista è molto bella. Da una terrazza sul bordo della strada lo sguardo si può perdere a centottanta gradi su un'altra ansa della Semois, questa volta impreziosita dal paesino di Frahan che vi giace.

Ansa della Semois a Frahan vista da Rochehaut

Il percorso della Semois è molto tortuoso, insomma è tutto un'ansa. Chiaramente non in tutte c'è un posto panoramico da cui osservarle. Da Rochehaut prendo la N893 che scende, tornante dopo tornante (detta così sembra un passo alpino, invece scenderà al massimo di un centinaio di metri, ma dal Belgio non ci si deve certo aspettare la montagna), fino a Poupehan dove passo sull'altra sponda della Semois. Sotto il ponte c'è una stazione di partenza per le gite in kayak sul fiume. Da qui in avanti saranno una costante. In ogni paesino, per quanto piccolo, onnipresenti sono la chiesa, il campeggio ed i kayak. Invece che proseguire per Bouillon, come da previsione, devio, incuriosito dalla sua vista dall'alto, verso Frahan per una stradina che costeggia la Semois. Il paesino è davvero molto tranquillo. I suoni che dominano sono quelli della natura e le mucche, ovviamente, non mancano. Anche la strada per Frahan non prosegue oltre quindi torno indietro e riprendo la strada per Bouillon, dove arrivo una decina di kilometri dopo, parcheggiando sulla riva alberata e verdeggiante della Semois.

Ponte sulla Semois a Bouillon

Bouillon si trova, tanto per cambiare, su un'ansa della Semois ed è dominata da un imponente castello medievale situato su uno sperone roccioso. A quanto pare, la fortificazione è menzionata per la prima volta in un documento antecedente all'anno mille, ma dovrebbe essere ancora più antica. Nel 1082 il famoso Goffredo di Buglione la vendette all'arcivescovo di Liegi per pagarsi le spese della partecipazione alla Prima Crociata (Gerusalemme val bene un paesino sperduto nelle Ardenne). Vista la posizione e la costruzione, pur non essendo esperto di tattica militare cavalleresca, non mi sorprende il fatto che fosse ritenuto inespugnabile (altro che Lavaux-Sainte-Anne).

Château de Bouillon

Bouillon è l'ennesimo ridente (anche se non ho mai ben capito come mai si dica così) centro di villeggiatura della zona. Bar, ristoranti, alberghi, negozi, campi da tennis, un cinema e perfino pedalò sul fiume.
Riparto da Bouillon quando è già pomeriggio inoltrato e la stanchezza inizia a farsi sentire. Non avendo un piano ben definito, mi dirigo, quasi casualmente, verso sud e lambisco il confine con la Francia allontanandomi dalla Semois. La ritrovo qualche kilometro dopo, nei dintorni di Dohan, dopo aver deviato a nord sulla N816, una stradina tutta in discesa in mezzo ad un bosco. La N865 prima e la N884 poi rincorrono la Semois sovrastandola, attraversandola e costeggiandola a ripetizione fino a Chassepierre dove per la prima volta il fiume scorre in una piana significativamente ampia e dove la abbandono definitivamente.
Il viaggio volge al termine. Mi dirigo verso Florenville e poi verso Neufchâteau, dove faccio benzina. Cinque kilometri oltre c'è l'autostrada, ma ancora ne mancano più di cento per arrivare a casa. Ci giungo alle sette di sera, stanco ma soddisfatto, dopo nove ore sulla strada.
Qui il percorso su Google Maps.